26 febbraio 2018

Il diritto di fare pipì

Ah, quella sensazione gloriosa e quasi mistica di quando sbottoni i pantaloni, ti cali le mutande e finalmente svuoti la vescica dopo averla trattenuta per un po'...

Le persone disabili non hanno il diritto di fare pipì. Sì, avete letto bene. Non c'è la garanzia di poter smaltire i liquidi di una serata alcolica (in ogni caso meglio ripiegare sugli shottini, c'è meno liquido), o anche in una semplice giornata fuori casa.

Non c'è il diritto di fare pipì quando a scuola non ti garantiscono le ore di assistenza personale, e tu sai che potrai usare il bagno solo in certe fasce orarie. 
Alle elementari, nelle ore in cui non avevo l'assistente, una bidella la sostituiva egregiamente, ma si sentono spesso storie di bidelli che si rifiutano di accompagnare in bagno gli studenti disabili. Io, oltre a trovare una bidella simpatica e gentile, ho avuto la doppia fortuna di avere una maestra che, quando non c'era quella particolare bidella, si offriva di sospendere la lezione e accompagnarmi lei in bagno. 
Ma quando dipendi dalla gentilezza delle persone perché non ti danno abbastanza ore di assistenza, non hai il diritto di fare pipì.

Quando non ci sono i bagni accessibili, non hai il diritto di fare pipì. Quando devi girare mezza città per trovare un bar in cui puoi entrare, perché quasi tutti i bar hanno le scale. Quando un bar è accessibile ma il bagno no.

Quando all'università devi calcolare altro che il quarto d'ora accademico perché ci sono solo due bagni accessibili in tutto il campus e per andarci devi farti tre piani prendendo due ascensori che sono sempre occupati e passare per la mensa. Oppure devi pianificare come uno stratega militare per sfruttare al meglio il tempo e fare pipì quando passi nel piano col bagno accessibile tra una lezione e l'altra.

Quando in aereo te la devi tenere per tutto il volo mentre preghi tutti i santi che non ti abbiano danneggiato la carrozzina nel caricarla in stiva, e il cappuccino non lo bevi tanto faceva schifo.

Quando nelle ore precedenti ad uscire di casa smetti di introdurre liquidi per non dover andare in bagno quando sei in giro. Quando al bar non finisci tutto il tè perché poi sarebbe troppo e il bagno non c'è. Quando ti scappa e te la tieni. 
Quando sei a una conferenza in cui dovresti concentrarti sulla conferenza, ma ti scappa, ti concentri e te la tieni perché non c'è un dannato cesso accessibile.

Quando la gente vede che quello per disabili è un bagno meno frequentato e pensa bene di usarlo per ca**rci dentro.
Quando la gente occupa il bagno per disabili e si giustifica - su Facebook, perché di persona non oserebbe - dicendo che il bagno è "riservato ai disabili ma non esclusivo" e che "due minuti il disabile li può aspettare", non rendendosi conto che c'è un enorme problema strutturale di mancanza di accesso e pari opportunità di cui ignorano beatamente l'esistenza.

Per fortuna ti ricordi che la maestra era sempre pronta a sospendere la lezione per accompagnarti in bagno. Hai avuto modo di imparare da piccola che il tuo diritto di fare pipì è, effettivamente, un diritto, anche se il modo in cui sono fatti la società e gli spazi pubblici tendono a farti pensare che sia, invece, un privilegio.



Descrizione dell'immagine: fontana a forma di putto che fa la pipì

25 febbraio 2018

Senigallia è inaccessibile

🎶 "In provincia la vita era triste,
tipo dove si va?
Con le solite quattro amicizie, 
sempre chiuso in un pub" 🎶 

Eh, Fibra, io ti capisco pure, Senigallia non è tutto 'sto Carnevale di Rio. Però dovresti provare a tornarci in carrozzina dopo aver vissuto a Londra tre anni e vedere la differenza in quanto a numero di posti dove ci siano rampe. Quelli sì che sono quattro in croce. 😱

#accessibilità
#Senigallia
#Italia2018
#dovesiva
#sempreisolitibar


Descrizione immagine: Maria Chiara, seduta sulla sua carrozzina, con espressione scontenta di fronte a un bar di Senigallia con lo scalino senza rampa

3 febbraio 2018

Abilismo

L'abilismo è la discriminazione nei confronti delle persone che hanno una disabilità.
Non è sempre intenzionale o apertamente ostile, spesso ci sono dietro addirittura delle buone intenzioni o ignoranza, ma questo succede anche con l'omofobia, per dirne una, e non significa che sia meno da combattere: in questi casi è una sorta di "razzismo" benevolo.
L'abilismo è importunare un estraneo per strada e sentirsi in diritto di fargli domande personali perché è in carrozzina. È il tono condiscendente di un commesso nei confronti di un cliente disabile. È stupirsi che una persona cieca lavori.
L'abilismo è la sede del tuo Comune non accessibile alle carrozzine.
È il disgusto malcelato per certe disabilità, l'impazienza di fronte a chi è leggermente più lento in fila alla cassa. È l'usare deliberatamente un linguaggio offensivo, è il bullismo verso chi è disabile.
L'abilismo sono gli autobus della linea urbana della tua città senza pedana di accesso.
L'abilismo è far sentire una persona invisibile: voltarsi dall'altra parte, evitare di interagire con un collega o compagno disabile. È un insegnante che parla di un suo studente disabile come se non fosse presente.
L'abilismo è il meccanismo che rende semplice per chi non è autosufficiente il processo per andare a vivere in una casa di cura, e difficile vivere a casa con assistenti di propria scelta.
L'abilismo è sostenere che un ragazzo disabile dovrebbe essere grato di qualunque attenzione sessuale o romantica gli venga rivolta, e pensare che non dovrebbe essere troppo esigente o selettivo.
L'abilismo è l'inefficienza di molte sale blu in contrasto con l'efficienza dello stesso servizio per i non disabili che viaggiano in treno.
L'abilismo è suggerire, implicitamente o esplicitamente, che una persona disabile sarebbe meglio morta.
È considerare accettabile che una persona in carrozzina assista ad un concerto in una zona laterale, molto distante dal palco, circondata da alte sbarre, senza possibilità di scelta.
L'abilismo è non invitare un amico in carrozzina da qualche parte perché si pensa che sia "troppo difficile".
L'abilismo è nella copertura mediatica degli omicidi di persone disabili da parte dei genitori o caregiver, quando il focus è solo su quanto fosse devastante la disabilità della vittima, e su quanto assisterla costituisse un fardello per i non disabili, senza condannare l'atto di violenza in sé, come se non fosse sempre e comunque un omicidio.
L'abilismo sono il marciapiede senza rampe e senza percorsi tattili, i semafori senza dispositivo acustico, i programmi tv dove non è possibile attivare i sottotitoli per i sordi.
L'abilismo appartiene alla stessa famiglia di sessismo, omofobia, transfobia, razzismo.
[Maria Chiara]
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