14 luglio 2017

L'inspiration porn spiegato a un non disabile

-Ma che cos'è, una categoria di YouPorn??
~No, tranquillo, è una cosa diversa. Hai presente quei meme che girano su Facebook dove c'è il bambino con una protesi che corre felice e la scritta "e tu che scusa hai?". Ecco, quello è l'inspiration porn.
-Ah, sì, ho condiviso qualcosa del genere ieri: era la foto di una ragazza in carrozzina con la scritta "supera i tuoi limiti con la forza di volontà". Beh, che c'è di male? Per me queste persone, cioè voi, siete un esempio. Vi stimo, c'è tanto da imparare da voi.
~Mmm... perché?
-Perché affrontate la vita con coraggio nonostante la vostra condizione. Queste foto di persone che vivono nonostante la disabilità mi danno tanta energia, mi spronano a fare di più.
~Non hai mai pensato che la loro condizione non sia poi così tragica come pensi? La vita dei disabili comprende momenti di grande sconforto così come momenti di grande felicità. È proprio la vita, ad essere così. Per tutti.
Per avere energia e spronarti a fare di più, ti consiglio un'altra cosa: il caffè.
-... Comunque a me ispirano. Perché per esempio pur non avendo un braccio quella bambina sorride e gioca come i coetanei normali.
~Ma che deve fare? Piangere? con le protesi di ultima generazione si può fare praticamente tutto quello che fa un arto vero. Ha cinque anni, e la natura dei bambini di cinque anni è essere felici, e non è abbastanza grande per essere influenzata dalle norme sociali su quale sia l'unico corpo accettabile per ottenere la felicità.
-Però mi fanno capire quanto sono fortunato.
~Chi è disabile non è "sfortunato" a prescindere.
In ogni caso nessuno dovrebbe sentirsi usato per far sentire gli altri più fortunati. L'idea che sta dietro all'ispiration porn è di farti pensare "c'è chi sta peggio di te, quindi datti una mossa!" Hai mai pensato a cosa prova chi sta dall'altra parte?
-Quindi sbaglio a sentirmi ispirato dai disabili?
~Guarda, dipende. Se ti senti ispirato e commosso perché un ragazzo in carrozzina esce da solo a fare la spesa, c'è un problema di sottovalutazione. Se poi sei ispirato dallo stesso ragazzo perché ha elaborato una nuova equazione per andare sulla Luna, o perché ha un carattere fantastico ed è davvero una bella persona, allora va benissimo. Insomma, per potergli dire "bravo", con annessa carezzina e occhi lucidi, deve aver fatto qualcosa di davvero eccezionale, tipo brevettare un dispositivo per rintracciare chiavi e portafogli quando li perdi.
-Quindi non è eccezionale il fatto che un disabile esca con gli amici?
~Temo di no.
-Ma cosa c'è di male se vedere una ragazza in carrozzina che suona in un gruppo rock mi ispira ad essere una persona migliore?
~Perché come ho detto, non sta facendo niente di particolare. Se ci si stupisce per una cosa così da poco significa che veniamo sottovalutati pesantemente: la gente non si aspetta molto dai disabili. In questo modo si creano barriere, si crea un mondo di "noi" e "loro".
E poi, quella ragazza non esiste per ispirare te. Il fruitore dell'inspiration porn, senza sapere niente della sua vita, la utilizza come un semplice strumento per scaldare il proprio cuoricino e sentirsi più fortunato. La oggettivizza, la usa come bene di consumo. In Italiano si parla di pornografia motivazionale: ridurre ad oggetto una categoria di persone per il beneficio di un'altra. A te piacerebbe sentirti usato in questo modo?
-Non so, io sono una persona comune...
~Esattamente come quella ragazza. Essere disabili non rende eccezionali.
-Ho capito, c'è solo una cosa che non mi convince: è innegabile che i disabili abbiano più ostacoli da superare.
~Sì, ma non per i motivi che pensi tu. La difficoltà non è solo o non tanto vivere con un corpo non conforme, ma vivere in una società non inclusiva. Noi disabili non dovremmo essere dei motivatori per le altre persone: come tutti, cerchiamo di condurre la nostra esistenza al meglio. Non ci tengo a farvi sentire tanto fortunati e aiutarvi a vivere.
Non sprecare le tue lacrime ad essere triste per il bambino cieco tanto puccioso e tanto coraggioso, conserva la tua partecipazione emotiva per costruire un mondo migliore e più accessibile per quel bambino.
-Noo, guarda che bello! Una donna senza mani che dipinge con la bocca... È un esempio!
Ehm... Non dovevo dirlo?
~No.
[Maria Chiara]

6 luglio 2017

Concerti, ansie e vittorie

Sabato sono andata a un concerto.
Per chi non lo sapesse, i concerti sono per i disabili in carrozzina motivo di ansia. Non lo sapevate? Ecco, sapevatelo. Ai disabili appioppano in genere i posti più schifosi di tutti, solitamente dietro dietro. Ma dietro.
Di solito i tipi della security fanno un gesto come a dire "ce penso io" e ti accompagnano in posti dove se sei fortunato vedrai gli artisti col binocolo, se invece ti va male godrai di una fantastica vista sederi. Questo vale anche se hai comprato i biglietti per le prime file. Ti dicono che le carrozzine stanziate in qualunque luogo non sia stato precedentemente adibito per loro costituiscono un pericolo per la sicurezza propria e altrui, e non sempre vale spiegare che mi muovo autonomamente e anche velocemente e che il problema non sussiste. Il più delle volte non vale spiegare che se la tua testa è ad altezza bambino e a un certo punto tutti si alzano in piedi, tu del concerto non vedrai nulla.
Ad ogni concerto devo quindi studiare nel dettaglio un piano d'attacco e capire qual è il modo migliore per espugnare un posto decente.
Una volta, ad un concerto di un gruppo che adoro e per cui avevo comprato i biglietti in prima fila mi hanno fatto stare dietro senza voler sentire ragioni. C'era anche Elena, e a lei l'hanno fatta andare davanti a patto che abbandonasse la carrozzina: è stata per due ore in braccio a una volenterosa assistente, io sono rimasta in ultima fila.
Dopo le prime canzoni tutti avevano abbandonato i propri sedili ed occupavano disordinatamente la sala, in piedi a ballare e bere, però ogni volta che provavo a spostarmi di qualche centimetro venivo bloccata fisicamente da un tipo della security con una risolutezza che neanche con un sorvegliato speciale.
Ad un altro concerto ci hanno parcheggiato su una piattaforma dietro a tutti. La piattaforma era talmente poco elevata che una volta che la pista da ballo fosse stata piena, dalla nostra posizione avremmo visto solo una distesa di schiene. Abbiamo annuito compiacenti alla security, abbiamo aspettato che si allontanassero e ci siamo piazzate sotto il palco. Eravamo arrivate in anticipo ed è stato facile.
Non sempre però si riesce a spuntarla: a volte semplicemente si è costretti a stare nei posti riservati ai disabili, e si rimane sui balconcini invece che sulla pista da ballo oppure dietro a tutti. Sì, anche se sei arrivato in anticipo e ci sarebbe tutto il tempo di prendere i posti migliori.
Una decina di giorni fa siamo andate lì sul luogo del concerto con largo anticipo, determinate a non farci mettere dietro. Ci ha accolto una signora che avevo contattato su Facebook per segnalare la presenza di un accompagnatore: lei mi aveva puntualmente informato che ci avrebbero messo in una sezione dedicata, al che io avevo risposto che non ne avevamo bisogno, e lei non mi aveva più scritto.
Il giorno del concerto ha subito chiesto chi tra me e Elena fosse "quella cattiva" con cui aveva parlato su Facebook. Dirle gentilmente che non avevamo bisogno dei posti per disabili sembra essere bastato a farmi meritare il titolo di cattiva. Per quanto fossi preoccupata di non riuscire ad ottenere un posto decente, ho dovuto trattenermi dal ridere perché "cattiva" era davvero troppo comica come dicitura.
Le abbiamo detto che avremmo voluto andare abbastanza davanti, magari un po' laterali, altrimenti le persone in piedi ci avrebbero coperto, e lei ha snocciolato un discorso che faceva più o meno così: i disabili non possono stare assolutamente davanti; è pericoloso per la vostra e altrui sicurezza; io lo so perché sono un medico.
Poi ci ha accompagnato con aria irrevocabile verso la zona per i disabili (che era laterale e parecchio lontana dal palco, e con tante persone a coprirci).
Abbiamo spiegato la solita tiritera che siamo basse, ad altezza sedere, e che quel posto era abbastanza scomodo: inaspettatamente lei ci ha passato a un collega, tipo clienti difficili da sbolognare. Il collega era più gentile, ha ascoltato le nostre ragioni e ci ha condotto in un posto sempre laterale ma sotto al palco. Ci ha lasciato con aria dubbiosa, non prima di averci ripetuto che lui ci faceva questo favore però ce lo sconsigliava, eh, per la nostra incolumità, perché lì la musica era altissima, la gente avrebbe ballato e ci sarebbe andata addosso. Insomma, l'apocalisse, via.
In realtà la gente non era così tanta, ha ballato solo poche canzoni e non ci sono stati incidenti mortali.
Tutto questo per raccontarvi il mio vissuto di concerti, un vissuto dolce-amaro che è un po' uno spaccato di una realtà piena di regole per i disabili applicate senza il buon senso.
Io sono sempre in assetto di guerra prima dei concerti. Per forza. Devo essere preparata fisicamente e psicologicamente alla performance "difendo i miei diritti", devo avere sensi tesi e parlantina sciolta. Ogni volta è un po' un salto nel vuoto, il cui esito dipende in parte da me, dalle mie abilità persuasive e da quanto riuscirò a mostrarmi risoluta. La pena per l'insuccesso è vedere gli artisti in formato microscopico oppure avere la visuale coperta da gente saltellante.
Ogni volta mi bevo due caffè, prendo l'integratore di vitamine, do l'olio alla mia carrozzina per migliorarne le prestazioni, fletto i muscoli della mano destra che guida il joystick e faccio "ssa, ssa, prova" davanti al microfono.
Sabato ero particolarmente preparata, il concerto era nella mia città, che non è che brilli per accoglienza ai disabili, figuriamoci dove ci metteranno, mi dicevo.
A quel concerto ci tenevo, quindi per l'occasione avevo la cartuccera pronta nascosta sotto la giacca, mi ero dipinta i simboli di guerra sulle guance e avevo installato anche un paio di ali meccaniche sulla carrozzina per volare nelle prime file nel caso in cui mi avessero segregato dietro.
E invece no.
Invece è successa la maggìa.
I tipi della security ci hanno detto che i disabili potevano stare davanti, in prima fila, e io che ero pronta alla battaglia mi sono sgonfiata tipo palloncino, e sì cavoli sono felice, ho pensato, ma se lo sapevo potevo lasciare la Colt a casa, e evitare di imbrattarmi la faccia coi simboli Apache e di caricarmi di adrenalina che poi non posso scaricare.
E non intendevano solo prima fila, no, proprio davanti al palco, aspetta, dove?, proprio oltre le transenne.
Ah.
Ero a quattro metri dal palco e penso di aver sorriso non stop per i primi dieci minuti. E poi hanno cominciato ad arrivare gli altri disabili ed eravamo una dozzina, con relativi amici e accompagnatori, a guardarci con aria incredula ed estasiata, ed essere lì tutti insieme faceva molto crip power. Ci siamo scambiati storie dell'orrore di concerti passati, consapevoli di essere in una posizione talmente buona che da lì avremmo potuto vedere tipo le rughe della fronte del batterista e distinguere le quattro corde del basso.
E niente, il concerto è stato bellissimo.
[Maria Chiara]
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