17 dicembre 2016

“Parcheggia col cuore”

Mi sono imbattuta in questa foto, su Internet.

(Descrizione dell’immagine: un parcheggio riservato ai disabili e un cartello che dice:
“Parcheggia con il cuore.
Vi chiediamo gentilmente di non occupare lo spazio per il parcheggio riservato ai diversamente abili; può sembrare poca cosa, ma sarà molto apprezzato da chi, tutti i giorni, combatte le difficoltà in prima persona.”)


Non so dove si trovi il cartello, ma mi ha fatto tristezza vedere che hanno dovuto scrivere queste parole per esortare a non parcheggiare negli stalli per i disabili.

Ve lo immaginate un cartello "Vi chiediamo gentilmente di non parcheggiare la vostra auto sul marciapiede"?

"Vi chiediamo gentilmente di non percorrere in auto questa area pedonale"

"Vi chiediamo gentilmente di non parcheggiare in questa area destinata al mercato; può sembrare poca cosa, ma sarà molto apprezzato dai venditori, che tutti i giorni hanno già varie difficoltà senza dover pensare alle auto che prendono il posto a loro riservato”

"Vi chiediamo gentilmente di non parcheggiare l'auto davanti all'ingresso di un garage privato; sarà molto apprezzato dai proprietari del garage"

Non è la fine del mondo, eh, in fondo un po' di gentilezza non guasta mai. Però nel contesto di un servizio essenziale come i parcheggi per disabili il chiedere “gentilmente” a me suona un po’ grottesco.

Il fatto è che il parcheggio riservato ai disabili non è un contentino, né tantomeno un privilegio. Non è qualcosa che, sì, è comodo, ma di cui si può fare a meno, se se ne trova uno libero bene altrimenti pazienza.

Spesso è una necessità assoluta. Per chi ha difficoltà a camminare per lunghi tratti, fa la differenza tra poter andare di persona a fare una commissione oppure no. Chi è in carrozzina di solito, se può, evita lunghi tragitti su sampietrini, o su marciapiedi con crateri o spaccati dalle radici (quando ci sono le rampe, poi…). Penso al fatto che alcuni disabili hanno a disposizione una quantità limitata di energia, ed è bene che la usino per qualcosa di più significativo che fare lunghi percorsi a piedi perché non si trova parcheggio. Penso a quando è inverno, e al fatto che per alcune persone prendere freddo è molto problematico.

C’è una legge dello stato che ha stabilito questo diritto per i disabili. Non si tratta di un'organizzazione di beneficenza che un bel giorno ha pensato di stabilire dei parcheggi per i disabili, ma di uno stato che ha deciso di tutelare in questo modo una fascia svantaggiata degli utenti della strada. Società civile, inclusione, progresso, ci dicono nulla? Quindi il divieto di sosta per chi non ha il contrassegno va rispettato, punto. Altrimenti ci sono multe dagli 80 ai 300 euro.

Capisco l'intento del cartello, per carità, è buono. Capisco le ragioni che vi stanno dietro, perché le vivo anch’io: l’obiettivo è comunque quello di mantenere liberi i parcheggi preferenziali per chi ne ha davvero bisogno. Non escludo nemmeno che possa avere degli effetti concreti, se non altro perchè mette la pulce nell’orecchio a chi vuole fregarsene e parcheggiare lo stesso.  
Ma dato che esiste una legge – tra l’altro poco rispettata –, ecco, non è proprio il massimo della dignità.
L’espressione “parcheggia con il cuore” per me, proprietaria di un contrassegno disabili, ha un gusto un po’ dolciastro, retorico, rassegnato.
L’intero cartello, in realtà, sa un po’ di disperazione, e forse dovremmo iniziare a puntare a qualcosa di meglio.

Dovremmo voler educare la gente a rispettare dei diritti che direttamente o indirettamente ci riguardano tutti. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è l’ennesimo messaggio che esorta le persone ad avere riguardo dei disabili per potersi sentire buoni e bravi perché hanno fatto una cosa “col cuore”.

Non vogliamo che si parcheggi “col cuore”, ma con senso civico.

Non vogliamo carità, ma diritti.

La legge che regola tutto questo risale al ‘92 (art. 188 c.d.s.).
Il fatto che nel 2016 si senta ancora il bisogno di cartelli come questi la dice lunga su come la legge sia stata rispettata e su quanto sia stata fatta rispettare.


[Maria Chiara]

1 commento:

  1. Carissime Elena e Mariachiara, vi ho conosciute tramite la vostra lettera al Presidente del Consiglio. Questi post sono uno più vero dell'altro! Fatevi sentire da tutti, (sono un'autrice autopubblicata) e se posso darvi un consiglio è questo: scrivete un libro e pubblicatelo su Amazon! (Anche più di uno,di qualunque genere o tema). Mi piace tanto il vostro stile, Miriam

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