25 maggio 2015

Peter Singer: il nazismo, di nuovo

Nel 1939 si iniziava ad attuare in Germania un programma di sterminio dei disabili fisici e psichici: uno sterminio di cui tuttora si parla poco, ma che è iniziato prima e si è concluso dopo quello degli ebrei e degli altri “non ariani”. La propaganda nazista dipingeva i disabili come un peso per lo Stato: improduttivi, mangiapane a ufo, una zavorra per i sani. I disabili, per il Reich, erano vite indegne, inutili, che andavano sradicate.
Cinquant’anni dopo, Peter Singer, professore di bioetica all'Università di Princeton, a sostegno della sua tesi per cui i neonati disabili dovrebbero essere uccisi usa le stesse identiche ragioni.



La faccenda è molto inquietante. Singer promuove le stesse idee di Hitler, ma questo non gli ha valso il licenziamento in tronco dell’Università. No, il signor Singer (il titolo di professore me lo risparmio perché sinceramente mi pare un po’ troppo) continua indisturbato a diffondere le sue idee da una posizione privilegiata, di potere, quella dell'insegnante.
Gli argomenti di Singer sono inconsistenti e offensivi, eppure viene loro dato peso, c’è chi li prende in considerazione. È una voce influente, alle sue parole viene attribuito valore perché è un professore universitario; in più è un attivista per i diritti degli animali e per questo gode del supporto di molti, che lo accettano così, tutto compreso, senza farsi domande. Singer parla di una nuova etica di cui lui si dice promotore e che dovrebbe prendere il posto di quella precedente – insomma, manie di grandezza a dir poco. Quest’etica prevede la salvaguardia degli animali e l’uccisione dei neonati disabili.

Il signor Singer afferma che è etico uccidere i neonati disabili perché i disabili sono un peso per lo Stato; afferma anche che la vita di un disabile non vale quanto quella degli altri perché è dilaniata dalla sofferenza, e dato che la sofferenza non è mai positiva bisogna estirparla.
Come i nazisti, quindi, egli dice che i disabili sono un fardello per la società. È un’affermazione bestiale, che ci riporta indietro a quando vigeva la legge del più forte. Hitler per tagliare le spese del Reich ha mandato a morte 300.000 persone, l’1% della popolazione tedesca.
Singer parla del dolore, e dell’eutanasia non volontaria come sua auspicabile conseguenza – un altro modo per dire assassinio, perché scusate ma quando la morte non è suicidio è assassinio. Infanticidio, in questo caso. Singer istiga all’infanticidio. Se le sue idee si diffonderanno, ci saranno sempre più casi di disabili uccisi, sempre più casi come quello dei Clarence (una madre che ha soffocato tre figli disabili di 3 e 4 anni), dei Latimer (un padre che ha ucciso la figlia dodicenne disabile) e chissà di quanti altri, che vengono riportati da parte della stampa come “compassionevoli” o perlomeno comprensibili e in qualche modo legittimati. Perché è questa la percezione pubblica: che la vita di un disabile sia indegna, inutile, pervasa dal dolore. E invece questi omicidi sono rivoltanti, così come lo sono l’omertà, l’apatia e la mancanza di senso critico.

C'è chi commenta che Singer è razionalità allo stato puro. Io credo invece che Singer faccia della propaganda populista che si fonda su temi che prendono subito piede sulla gente: il presunto peso economico dei disabili e la percezione che la loro vita sia priva di valore e di felicità.
Anche le persone con la pelle scura e la comunità LGBT+ erano svalutati e insultati – e lo sono ancora – per ignoranza e cattiveria: alle persone disabili accade la stessa cosa, ma qui la discriminazione è ancora più profondamente radicata e diffusa e risale a tempi lontanissimi.

Singer e chi condivide le sue idee sui disabili si sono persi una bella fetta di storia, quella che ha portato a definire la disabilità non più come una disgrazia che colpisce una famiglia, ma come una caratteristica individuale che non incide sulla felicità dell’individuo quando c'è il giusto supporto della società.
Ciò che Singer afferma non può essere giustificato in virtù della libertà di parola: è seguito da migliaia di persone, è un insegnante ed ha quindi precise responsabilità. Ha influenza sui suoi studenti e su coloro che lo supportano per i diritti degli animali, e al contempo diffonde idee che sviliscono e minano la vita stessa dei disabili.
Anche quelle di Hitler all’inizio erano solo idee. Ma le idee acquistano presto le gambe, le braccia che le mettono in pratica. La prima vittima dell'eccidio denominato Aktion T4 era un neonato con una malformazione: si chiamava Gerhard Kretschmar. Altri decisero che la sua vita non era degna di essere vissuta. Poi l’Aktion T4 è stata attuata a livello capillare ed è diventata la prova generale per lo sterminio degli ebrei e delle altre minoranze.

Singer dice che i medici in futuro dovranno compiere questo tipo di scelta, la scelta di uccidere: ecco di nuovo l'intervento coercitivo dello stato. Singer sta riproponendo lo stato totalitario. Promuove idee pericolose, che mostrano ignoranza e pregiudizio. Sono idee che vengono da chi di disabilità non sa niente. La sua unica esperienza “sul campo” riguarda la madre malata di Alzheimer: Singer afferma che - fosse dipeso solo da lui e non anche dai suoi parenti - avrebbe acconsentito a ucciderla con "eutanasia non volontaria". È evidente che Singer parla senza cognizione di causa, tuttavia c'è chi lo prende sul serio. Fa provocazioni che denunciano o una mancanza di intelligenza o una maligna perfidia, non sono sicura. Ad esempio afferma che i disabili stessi devono ammettere che la loro vita ha effettivamente qualcosa in meno di quella degli altri e prova ne è l’esistenza della ricerca scientifica, che non avrebbe senso di esistere se nessuno volesse curare la disabilità. Mi chiedo se Singer abbia mai assunto della penicillina.

A Singer vorrei dire:

Mr Singer,
ho letto delle tue idee naziste sulla cosiddetta eutanasia involontaria, cioè l'infanticidio dei neonati disabili ad opera di medici senza coscienza e asserviti allo stato, che mi ricordano nomi come Brandt, Brack, Bouhler, i quali facevano la stessa identica cosa.


Il tuo cavallo di battaglia, cioè che i disabili provano presumibilmente troppo dolore perché per loro valga la pena vivere, è totalmente infondata. Credimi, il maggior dolore che una persona disabile può provare è dato da una società che gli ostacola di divenirne parte integrante. Tu sei una di quelle persone che contribuiscono a rendere tale questa società.


La società è fatta di individui che si mettono d’accordo per promuovere il benessere di ognuno dei suoi componenti. È così e soltanto così che sono possibili cose come l’educazione scolastica, le pensioni, i sindacati: si chiama contratto sociale. È illogico usare due pesi e due misure quando si parla di disabili e di non disabili. Ogni nuovo nato fa parte della società e ha dei diritti di base, che sono stati anche confermati nella “Dichiarazione universale dei diritti umani”. Forse te la sei persa. Il collante della società è la solidarietà, e grazie alla società esiste il diritto alla vita e alla felicità. La felicità non si raggiunge morendo, questo è sicuro.


Le tue teorie sono percorse da un controsenso: da una parte richiedi solidarietà e rispetto per il mondo animale, dall’altra giudichi la vita dei disabili quando non ne sai nulla e parli di infanticidio come se proponessi l’utilizzo di una nuova tecnologia per risparmiare energia.
Non ho ancora capito se sei cattivo o soltanto profondamente ignorante. Forse non c'è tutta questa differenza. Molti nazisti erano gente comune che non si interrogava su ciò che faceva.
Per favore, continua a occuparti degli animali, stai facendo un ottimo lavoro. Resta nel tuo campo.



2 commenti:

  1. ogni bambino che nasce va curato e amato. Prima che nasca una donna può decidere di abortire, ma dopo la nascita è infanticidio ed è orribile e chi lo propone si deve vergognare. Detto questo, far passare la disabilità come un evento in sè non drammatico è sbagliato. Dobbiamo fare il possibile per garantire alle persone disabili una vita degna, ma essere disabili o diventarlo sarà sempre qualcosa di non auspicabile e con buone ragioni. Io non conosco una persona paraplegica ace felicissima che non vorrebbe poter correre, ma è legittimo

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  2. Marco ROSSETTI24 maggio 2018 19:06

    Io sono disabile in carrozzina, ma di non poter correre non me ne frega 1 cazzo. Bisogna distinguere il danno fisico o la malattia dalla disabilità: la disabilità è data dalla interazione negativa tra la propria condizione psicofisica e il contesto ambientale in cui si vive. Quindi il vero evento drammatico e vivere in 1 ambiente che non mette a disposizione quegli elementi, quelle condizioni che ti permetterebbero di essere abile a fare le stesse cose che fanno tutti gli altri cosiddetti normodotati, nonostante 1 menomazione fisica più o meno grave. Non c'è equazione più sbagliata di quella per cui danno fisico uguale disabilità, più correttamente la chiamerei limitazione causata da fattori esterni, la vera battaglia sta nel far capire che questi fattori si possono cambiare e farli effettivamente eliminare.

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