5 marzo 2015

Insegnanti: lo state facendo male

Nella mia carriera scolastica ho incontrato interessanti tipologie di professori. Alcuni mi hanno trattato diversamente dagli altri per il fatto che sono disabile, altri non l’hanno fatto.
Ecco tre casi umani in cui mi sono imbattuta: sono tre prof che non sanno come approcciarsi ad uno studente disabile. Ora, l’insegnamento è uno dei lavori più difficili e di responsabilità che ci siano, e, davvero, sembra che ad alcuni li abbia portati alla pazzia.

Vediamoli:
·         Il cerimonioso. 
     

Lui si crede bravo e ne è oltremodo compiaciuto. Bravo in tutto: a insegnare, a trattare con i ragazzi, a organizzare attività. E pensa che tutto quello che dice sia pertinente. Invece è del tutto inopportuno. Ama fare scena e raccontare episodi della sua – lontana – giovinezza con dovizia di particolari. Non perde occasione di venire a parlare con me di una questione o l’altra a fine lezione, crea tutta una serie di problemi inesistenti. Si dice disponibile, ma è terribilmente smemorato e confusionario. Tra gli episodi più emblematici:
Doveva organizzare una gita. Risultato: per buona parte dell’anno prima della partenza, alla fine di quasi ogni lezione, discuteva con me qualche dettaglio e più di una volta ha ribadito: «Ah, Elena, perché poi io ho già portato in gita una ragazza cieca! Quindi stai sicura che la organizziamo benissimo!» *si dondola da un piede all’altro gongolando*
Dubito che la ragazza cieca avesse le mie stesse necessità. Comunque, neanche a dirlo, la gita è stata più una corsa a ostacoli che una gita (piena di barriere architettoniche).
E ancora: a un corso di lingua propedeutico a un esame.
PROF, rivolto alla classe:  «No, ma, l’esame è semplice, lo passate sicuramente.  Mica siete handicappati!»
IO: solita reazione piatta di quando la gente usa il termine “handicappato” in modo denigratorio. Il fatto è che non è più di uso comune e nella mia testa “handicappato” è una sorta di termine antico che non ha quasi nulla a che fare con i disabili. Mi fa molto più incavolare se si usa Down nello stesso modo.
PROF, facendo un balzo verso di me: «SCUSA ELENA SCUUUSA!!»
IO, basita. Annuisco e penso: sta davvero palesando il fatto che mi ritiene una “handicappata”?
PROF: «SCUUSA, SCUUSA!!! Non è da me, non è da me»
Riprende a spiegare e dopo qualche secondo, di nuovo: «SCUUUSA, SCUSA, non è da me!»
Qualche giorno dopo:
PROF: «… e Hitler scacciò i pittori di opere astratte, che lui definiva “di handicappati” – scusa Elena –, fuori dal Reich.»
Chi devo scusare, Hitler?

·         L’insicuro.
 

Di solito è uno di quei prof giovani e molto rigidi. Preferisce non rivolgerti la parola, e se deve ha l’aria di un topo preso in trappola. Preferisce di gran lunga parlare con la tua assistente. Non farà nulla per agevolarti mentre gli parli. Se è dietro di te, lì rimarrà come uno stoccafisso, anche se è palese che non riesci a girare la testa per guardarlo. Non si abbasserà mai alla tua altezza, nemmeno se non riesce a sentirti: piuttosto getterà uno sguardo terrorizzato all’assistente pregandola silenziosamente di tradurre. Nel caso di una presentazione orale di fronte alla classe, pur di non farti spostare e magari causare problemi o semplicemente per parlarti il meno possibile, ti proporrà di restare in fondo all’aula, mentre i tuoi compagni di gruppo vanno ovviamente verso la cattedra.
Quando avrai deciso di ignorarlo e di andare comunque alla cattedra, dovrai trovare qualcun altro per aiutarti a spostare i banchi, perché lui non lo farà. Se stai entrando in aula e incroci il suo sguardo potrà anche decidere di venire (lentamente) verso di te ad aiutarti a tenere aperta la porta, salvo cambiare idea a metà strada dopo aver constatato che, dopotutto, la tua assistente se la sta cavando bene. Nel caso non fosse evidente, è una persona imparanoiata e terrorizzata dalle novità, specie se questa novità si chiama studentessa disabile.

·         La stronza. 
 
È quella che il primo giorno di scuola delle medie chiede alla tua assistente: «Ma Elena è intelligente?». Così, secco e brutale. È una prof prossima alla pensione col rossetto color ciclamino. Si pregia di essere “l’insegnante di lettere”, è falsa che più di così si muore. Per intenderci, adora creare competizione tra gli studenti e per questo riconsegna i compiti in classe accuratamente dal voto più basso a quello più alto, per mettere le solite persone alla gogna. Trova un capro espiatorio per le sue frustrazioni di mezza età in un ragazzino russo con qualche problema comportamentale. La ridicolizza, lo incolpa e lo spinge all’emarginazione. Una classe di undicenni, poi, è un sostrato adatto a fare quest’operazione, dato che è abbastanza acritico da assecondarla. La stronza emana la sua stronzaggine come della carne avariata in frigo: è da buttare nella pattumiera.


N.B.: Nessuno dei professori sopra elencati è un buon insegnante: troppo dispersivo, troppo noioso, o troppo stanca del suo lavoro. Che coincidenza!


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