28 febbraio 2015

“Dio può guarirti!!”: quando la religione è distorta

L’atteggiamento pietistico da parte di estranei è all’ordine del giorno per molte persone disabili e può assumere diverse sfumature.
Uno dei tanti esempi è il pietismo tipico di certi ambienti religiosi, e nello specifico di questo articolo la carità malriposta di chi – da perfetto estraneo – propone alle persone disabili che incontra una guarigione attraverso Dio.
Alias, ciò che mi ha traumatizzato da bambina durante le mie visite a santuari e luoghi di culto. Una cosa che accomuna Lourdes, Fatima, Medjugorje e Santiago de Compostela è l’abbondanza di pellegrini bigotti. Non critico i luoghi in sé, affermo soltanto che essi, inevitabilmente, pullulano di persone del genere.Ora, non so se avete mai provato l’ebbrezza di visitare – da disabili in carrozzina o comunque con una disabilità evidente – uno dei suddetti santuari. Bene, posso affermare con sicurezza che l’esperienza richiede una dose di coraggio non indifferente. É matematicamente impossibile, per esempio, uscire dalla chiesa di Lourdes senza aver ricevuto almeno tre baci lacrimosi da vecchiette o suore anziane, due o tre esclamazioni di “poverina!” da donne di mezza età, e l’immancabile “Dio ti guarirà! Devi pregare tanto!” in un paio di lingue europee, seguito da una manciata di santini sulle gambe stile biglietti da visita.

Tutto questo quando si è fortunati e la persona di turno non si rivolge al tuo accompagnatore come se tu non fossi presente. In questi casi le frasi meno offensive sono sul genere di “Povera madre” o “Dev'essere dura, eh!”. Tra le perle che ricordo di aver collezionato a Medjugorje ci sono una signora che dice a mia madre in un tono che vuole essere comprensivo “Anch’io avevo una cugina come lei. È morta…” e un paio di persone che mi hanno scattato una foto-souvenir.

Dopo queste splendide iniezioni di positività, vitalità ed energia, ricordo di essere uscita dalla chiesa decisamente frastornata, con l’autostima vacillante e facendomi delle serie domande su come devo apparire al mondo esterno.Il rischio di sperimentare tali spiacevoli situazioni è particolarmente alto in prossimità di mete di pellegrinaggio, ma non bisogna sottovalutare il pericolo che si annida nelle chiese, apparentemente innocue, di tutti i giorni. Anche in questo caso, magari quando tu, disabile, sei lì semplicemente in qualità di turista e stai ammirando un mosaico del 1200 (anzi, specialmente in quei casi, devo dire), è probabile che tu venga accerchiato senza via d’uscita da un gruppo di persone caritatevoli che esprimono tutta la loro partecipazione al tuo dolore – ed é effettivamente un momento doloroso renderti conto che ormai puoi anche scordarti di guardare il famoso quadro della navata centrale, perché ora la tua priorità è diventata improvvisamente uscire (semi) indenne dalla chiesa.


D’altra parte, non é che ci si possa dire completamente al sicuro quando si é per strada.Più volte mi si sono avvicinati individui sospetti che distribuivano volantini sul Messia o semplicemente passanti particolarmente sensibili, tutti con lo stesso obiettivo di guarirmi.Anche con la mia (limitata) esperienza di ventitreenne posso assicurare che il problema non riguarda affatto solo la religione cristiana. Sono in grado di vantare episodi simili anche con musulmani pronti a regalarmi rosari, catenine e improbabili pupazzetti che avrebbero dovuto “risanarmi”.
Io penso che proporre un aiuto da parte di Dio per “guarire” qualcuno dalla sua disabilità sia un atteggiamento sostanzialmente anti-cristiano o comunque anti-religioso.Credo che le grandi religioni del mondo condividano sostanzialmente gli stessi principi e valori di base, nel senso che tutto ruota intorno al concetto di amore e compassione e alla concezione che tutto il Creato sia una cosa buona. L’idea che la disabilitá e la malattia siano un castigo divino é frutto di una chiusura mentale becera e meschina e non fa parte di nessuna religione propriamente detta.Chi mi propone un aiuto sotto forma di Dio per guarire dalla mia condizione parte dal presupposto che c’è qualcosa, nell’opera di Dio, cioè all’interno del Creato, che deve essere curato, che insomma non va bene così com’è, è qualcosa da riparare e adeguare alla cosiddetta “normalità”. Ora, non solo tutto questo é indice di un atteggiamento che si ferma alle apparenze, ma è anche profondamente offensivo e arrogante. Come si può definire altrimenti, infatti, una persona che si erge a giudice della qualitá della vita di un altro individuo? Su quale base un estraneo può decidere che un’altra persona, appena incontrata, vive peggio di lui ed è necessariamente più infelice, basandosi sull’unico dato che la persona in questione è disabile? Potrebbe benissimo darsi che quest’ultima conduca una vita più soddisfacente di colui che gli propone una “cura” divina. Al contrario, potrebbe darsi che il/la disabile conduca un’esistenza infelice, magari proprio a causa della sua disabilità, ma ancora una volta chi siamo noi per ergerci a giudici dell’opera di Dio?Questo interrogativo potrebbe risultare sterile per chi non crede in Dio, ma non é questo il punto. Fermo restando il fatto che un simile atteggiamento é arrogante e offensivo per qualunque disabile (che sia credente o ateo), le persone che mi hanno proposto improbabili guarigioni lo facevano tutte in nome di una religione (per ora mi sono capitati solo cristiani e musulmani, ma chissà quali altri bijoux mi stanno aspettando), quindi rimaniamo nel contesto dei credenti in qualche fede religiosa.Ora, la contraddizione con ciò che professano in quanto cristiani/musulmani é piuttosto evidente. Chi crede davvero in Dio dovrebbe vedere il bello delle cose in ogni situazione dove è possibile vederla. Penso che questa sia una parte essenziale della pratica concreta in cui si traduce ogni fede religiosa.
Perché quindi, quando il bigotto di turno (perché nella maggior parte dei casi di bigotti si tratta) si imbatte in una ventenne in carrozzina che chiacchiera e scherza con un amico il suo primo pensiero è quello di curarla? Invece di riflettere sulla diversità del Creato, e magari sulla sofferenza che fa parte del creato e della nostra condizione umana o perché no?, sulla gioia che si può vivere nonostante la sofferenza, il bigotto le dà un santino dicendole di pregare perché Gesù la guarisca.Perché tutto questo accade? La spiegazione va ricercata nell'atteggiamento malato che gran parte della società ha verso i disabili e in una errata interpretazione della religione. Vorrei chiarire che non sto biasimando il concetto di pregare per essere guariti (anche se su questo punto ho sempre avuto dei dubbi). I credenti di qualsiasi religione monoteista si rivolgono a Dio per chiedere aiuto nei momenti difficili, ed essere disabile si può tranquillamente annoverare tra le “cose difficili”.Ad irritarmi è l’atteggiamento arrogante (anche se non voluta, e fatta con le migliori intenzioni, alla fine è spesso di arroganza che si tratta), magari dovuto a semplice ignoranza e superficialità, di chi propone a degli sconosciuti di guarire attraverso Dio.
Sembrano proprio non prendere in considerazione il fatto che questi sconosciuti potrebbero anche essere di un’altra religione oppure atei o magari – perché no? – più religiosi di loro. O semplicemente potrebbero non sentirsi delle persone da guarire.

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